C’era una sposa
Fino a pochi istanti dalla fine la più bella sembrava dover essere Keira Knightley. Non che la cosa mi lasciasse di stucco ma ecco, non ho grande simpatia per la ragazza. Sarà che fa le faccette quando parla. Sarà che – ed è inaudito – pare osi bisticciare con Johnny Depp sul set di Pirates of the Caribbean, parte seconda. Smorfiosa.
Albeggiava, dunque, e mi apprestavo ad ammettere la resa quando è spuntata Uma Thurman. Splendida e smisurata, abbagliante di chiaro Versace. Uno spunto impegnativo, per chiunque guardi la Notte degli Oscar al solo scopo di organizzare lo shopping a venire. Mi convinco che, per vestire il bianco con reciproca soddisfazione, si può soltanto essere piuttosto alte e molto bionde. Meglio poi se di professione muse – a sangue freddissimo – di Quentin Tarantino. D’altra parte, vestire di bianco (o equiparati) è un esercizio zen: ogni gesto va concentrato in una bolla di attenzione. Ma è seccante rinunciare al cromatismo di stagione per via di un’ostinata tendenza alla sventatezza. Oltre che all’incarnato verde tipico degli inizi di marzo.
Diventa obbligatorio organizzare quanto prima una vacanza breve all’aria aperta. Nell’attesa, tornano utili accessori di risalto: scarpe vivaci, tiare di diamanti. Insieme al conto della lavanderia, mi sembra il giusto prezzo da pagare per ostentare lussi da diva con autista. E poi, vestire abdicando al senso pratico mette di buonumore. Un accessorio indispensabile, in primavera.
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Scritto da serena
il 06/03/2006






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