C’era una sposa

Fino a pochi istanti dalla fine la più bella sembrava dover essere Keira Knightley. Non che la cosa mi lasciasse di stucco ma ecco, non ho grande simpatia per la ragazza. Sarà che fa le faccette quando parla. Sarà che – ed è inaudito – pare osi bisticciare con Johnny Depp sul set di Pirates of the Caribbean, parte seconda. Smorfiosa.

Albeggiava, dunque, e mi apprestavo ad ammettere la resa quando è spuntata Uma Thurman. Splendida e smisurata, abbagliante di chiaro Versace. Uno spunto impegnativo, per chiunque guardi la Notte degli Oscar al solo scopo di organizzare lo shopping a venire. Mi convinco che, per vestire il bianco con reciproca soddisfazione, si può soltanto essere piuttosto alte e molto bionde. Meglio poi se di professione muse – a sangue freddissimo – di Quentin Tarantino. D’altra parte, vestire di bianco (o equiparati) è un esercizio zen: ogni gesto va concentrato in una bolla di attenzione. Ma è seccante rinunciare al cromatismo di stagione per via di un’ostinata tendenza alla sventatezza. Oltre che all’incarnato verde tipico degli inizi di marzo.

Diventa obbligatorio organizzare quanto prima una vacanza breve all’aria aperta. Nell’attesa, tornano utili accessori di risalto: scarpe vivaci, tiare di diamanti. Insieme al conto della lavanderia, mi sembra il giusto prezzo da pagare per ostentare lussi da diva con autista. E poi, vestire abdicando al senso pratico mette di buonumore. Un accessorio indispensabile, in primavera.

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  • Scritto da serena
    il 06/03/2006

Appunti Oscar 2006

Il migliore
Jon Stewart
Clip ridanciana d’apertura: l’Academy cerca il presentatore per questa edizione degli Oscar. Tutti declinano l’invito: Billy Crystal e Chris Rock hanno di meglio da fare, Whoopi Goldberg sbuffa e sbatte la porta, Steve Martin vuole passare più tempo con i figli, David Letterman vuole passare più tempo con i figli di Steve Martin.
Non rimane che chiedere a Jon Stewart che, pur controvoglia, accetta.

Jon Stewart è misurato, signorile, sa quando andarsene dal palcoscenico, non dice una parola in più del necessario, non fa smorfie e chiude la cerimonia in 3’’ netti senza coriandoli e smancerie.
Inizio a pensare sia possibile prendersi una cotta per un comico.
NAOMI WATTS-UMA THURMAN

Le damigelle d’onore.
Della serie “Eleganti sì, ma la mia attenzione va alla sposa” si sono presentate in gruppo come virginali spargi-petali o reggi-velo in romantici e leggeri abiti tra l’oro pallido e il cipria. Naomi Watts (tulle, monospalla di Givenchy), Uma Thurman (Versace), Reese Witherspoon (Dior).

Le più belle.
Keira Knightley (monospalla marrone di Vera Wang e sorrisone perpetuo alla Michelle Hunziker).
Keira Knightley- Felicity Huffman

La divina Felicity Huffman (abito nero di Zac Posen), derubata della statuetta come miglior attrice protagonista. La desperate housewive ha pianto sul red carpet commossa per un video d’auguri da parte delle sue colleghe Eva Longoria, Tery Hatcher &Co. (si dice non si sia trattato di un siparietto ipocrita, pare che la stimino davvero).

Bravi.
Un paio di talentuosissimi minuti di nonsense tra Meryl Streep e Lily Tomlin chiamate a presentare l’Oscar alla carriera di Robert Altman.
Ben Stiller premia i migliori effetti speciali entrando sul palco con una tutina aderente verde di quelle usate per il green-screen. Diverte il pubblico muovendosi in maniera demenziale, come se di lui si vedesse solo una testa galleggiare nel vuoto insieme alla busta sospesa.

Shortest In Memorian
Gorge Clooney introduce il rituale montaggio “In Memoriam” che saluta star e mestieranti del cinema defunti nell’ultimo anno e che regolarmente porta il pubblico a esclamare “Nooo, anche lui? Maddai…”. Sandra Dee, Chris Penn, Shelley Winters, Anne Bancroft, Ismail Merchant, Richard Pryor e Noriyuki “Pat” Morita (dai la cera, togli la cera, Daniel san).
La clip è la più breve da qualche edizione a questa parte, che sia stato un anno fortunato o che abbiano dimenticato qualcuno?

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  • Scritto da laura_carcano
    il 06/03/2006

Vivere senza

Quello che sta accadendo è una vera e propria requisizione. La “sottrazione” è infatti la cifra del successo di molti prodotti degli ultimi anni.
Esemplare sopra ogni cosa è la biancheria senza cuciture: no-stress la chiamano, quasi l’elastico delle mutande fosse il principale fattore stressogeno nella donna.
Ci sono poi caffè senza caffeina, uomini senza sopracciglia, Té senza teina, deodoranti senza gas, vip senza un mestiere, gelati senza latte, un mondo senza zuccheri aggiunti, reggiseni senza spalline, pettorali senza peli, elettronica senza fili, pasta senza glutine, fregature a interessi zero, birre senza alcool.

Davvero non rivorreste indietro almeno qualcosa di quanto vi è stato sottratto?

Da parte mia, gradirei riavere tutti gli zuccheri che mi hanno tolto negli ultimi anni. Li esigo tutti insieme e subito, nel mio caffè.

Oceanic Airlines

Oceanic Airlines La Oceanic Airlines è una fittizia compagnia aerea utilizzata dal cinema e dalla televisione già da molti anni. E’ il capro espiatorio per dirottamenti, assassini nascosti tra i passeggeri, terroristi, gas nervino a bordo o semplici cedimenti strutturali. A rendere protagonista questo fake è oggi la serie tv “Lost”, i cui produttori hanno anche creato il website della compagnia aerea.
“Flight 815 tragedy, tutti i voli sono stati sospesi”.
Allo stesso modo l’industria dello spettacolo si è assicurata molti dei suoi numeri di telefono. Al prefisso 555 (seguito da una serie di 4 numeri) potrebbe ad esempio rispondervi Lester Burnham’s (il Kevin Spacey di American Beauty), il Fight Club o qualcuno della famiglia Simpsons.
Chi prova per me tutte le combinazioni numeriche possibili fino a quando non risponde Denzel Washington?

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  • Scritto da laura_carcano
    il 03/03/2006


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