- 3 cose di moda:
Abiti, abiti, abiti e bentornati anni ‘50
La Muse Bag di Yves Saint Laurent
Il color tortora
- 3 libri: Observatory Mansion di Edward Carey (una carrellata di caratteri, disperazione e stranezze) It di Stephen King (l’adolescenza) La donna di Gilles, (l’amore come unica ragione di vita)
Quasi nel silenzio, lo scorso 30 novembre, si è celebrata la Giornata mondiale contro la pena di morte.
Una data importante, soprattutto in questi tempi che ci dimostrano come il consenso e la mobilitazione popolare, insieme alla presa di posizione di governi e istituzioni, possano salvare delle vite: ne è un esempio la sospensione della pena di Sakineh, la donna iraniana la cui condanna a morte tramite lapidazione, ha suscitato una protesta internazionale.
Il mondo sta scoprendo che la pena capitale – anche quando inflitta ai delinquenti più pericolosi – non riduce la criminalità. Semmai, è un modo per legittimare il principio della vendetta e una cultura della violenza: la pena di morte, infatti, ha le sue origini ai primordi delle comunità umane ed è rimasta nei secoli come retaggio di una civiltà primitiva.
Per fortuna, è sempre più ampia la schiera dei sostenitori dell’ipotesi secondo cui la pulsione a delinquere sia solo il risultato di modelli educativi sbagliati: la criminalità ha origine nell’ambiente in cui la persona nasce e cresce. Non è uccidendo un criminale, dunque, che possiamo sperare di arginare la piaga (diffusa) dell’illegalità.
Non solo: come denunciano i rapporti di Amnesty International, il maggior numero di condanne colpisce persone povere, o appartenenti a minoranze etniche o religiose. Potremmo pensare, noi italiani, che il problema riguardi solo i Paesi dove sussiste la pena capitale.
È campionessa mondiale di snowboard. È mormona, non beve alcol, critica Lady Gaga («Fa invecchiare le ragazze»), è contraria al sesso prima del matrimonio. E ha una passione per le sfide impossibili.
L’intervista è a cura di Marina Speich.
Raccontaci di questo tuo anno importante: il matrimonio, la medaglia, la tua realizzazione:
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- 3 cose di moda:
Un paio di cuffie Wesc, possibilmente le Tambourine total white
Una Timbuk2 per il mio Macbook e per tutti i mille oggetti tecnologici che mi porto dietro
Un outfit della linea Closed
- 3 applicazioni iPhone:
Tutte le guide Lonely Planet, per viaggiare di più Brushes (ma su iPad) Flipnotes per iPad (ce l’ho, non è da wishlist, ma la consiglio comunque)
- 3 buoni propositi per il 2011:
Volermi più bene, darmi più valore e farmi rispettare come merito
Ricominciare a scrivere come nell’estate dei miei 14 anni
Riuscire a scoprire il senso delle cose che mi ruotano attorno
- 3 cose di moda:
Ora che Grazia chieda a me, dico a me, 3 cose di moda mi fa tanto, ma tanto, sorridere; poi penso, come diceva uno dei miei primi capi e maestri di vita, che non tutti i gusti sono alla mènta (pronunciato come solo noi sabaudi sappiamo fare) e procedo e ne indico una serie poco “stream” ma che per me sono molto “main”:
Un capo, un gioiello o un accessorio di Pietra Pistoletto [perché è incredibilmente possibile creare cose nuove (belle) trasformando quelle vecchie]
Un servizio di piatti Accarezzare gli alberi di Alessio Sarri e un catering organizzato da La cascina bianca [perché la tavola è il posto migliore dove riflettere]
Una donazione alla Wikimedia Foundation il perché è spiegato dalle parole di Jimmy Wales che occhieggiano in questi giorni nel banner che vi appare ogni volta che utilizzate wikipedia (per Wikileaks ne parliamo un’altra volta ;)
- 3 libri: Civil Disobedience di Henry David Thoreau, 1849 (l’ho iniziato a leggere quasi per caso in questi giorni e non ci si crede quanto possa essere attuale)… è di pubblico dominio e lo trovate scaricabile gratuitamente praticamente su tutte le piattaforme open Il Banchiere Anarchico di Fernando Pessoa (Chi un po’ mi conosce lo sa che sono un po’ monografica in merito. Prescindendo dal fatto che Pessoa andrebbe letto tutto, questo, ecco non dovrebbe proprio mancare in nessuna libreria (o e-reader) Sturiellet di Andrea Pazienza (nel caso servisse ricordare che non è il caso di prendersi mai troppo sul serio)
- 3 applicazioni iphone: Stanza (sempre e comunque per leggere tutto il leggibile)
(per chi ha visto il film/ letto il libro) Where the wild Thing are per poter portare sempre con me il mio feticcio preferito, Carol Taxi Pro (tutti i numeri telefonici delle compagnie di radiotaxi dell’universo mondo) tanto utile per noi signore :)
- 3 buoni propositi (aaargh):
Imparare una volta per tutte a giocare a poker e soprattutto a bluffare come si deve
Pensare seriamente a farmi una pensione integrativa o iniziare a investire in beni rifugio
Poter dire, finalmente: “Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera”
Che cos’è la qualità della vita? Me lo chiesi un dolcissimo pomeriggio di gennaio. Ero con i miei a Napoli: passeggiavamo ai giardini della collina di Posillipo che fanno da belvedere sul golfo. Un panorama da sballo.
I bambini giocavano intorno a noi, forse inconsapevoli del privilegio di cui stavano godendo. Quando mai avrebbero goduto così i bambini di Sondrio? Eppure, nella classifica della qualità della vita stilata come ogni anno dal Sole 24 ore, Sondrio è terza (dopo Bolzano e Trento) e Napoli è ultima, poltrona 107. La conclusione?
Quei bambini che giocavano intorno a me, al sole invernale, davanti a un paradiso terrestre, avranno statisticamente un avvenire molto più gramo dei loro coetanei di Sondrio e di gran parte delle altre città italiane. La qualità della vita non si misura, infatti, soltanto con il sole e con il mare.
È fatta di lavoro, di affari, di ordine pubblico, di tenore di vita: in tutti questi settori Napoli è indietro. Ma se tutte le prime dieci città sono nel Centro Nord (con la lodevole e sorprendente eccezione di Oristano) e tutte le ultime dieci sono nel Sud, vuol dire che a 150 anni dall’unità d’Italia il distacco tra le due parti della penisola non si è sostanzialmente accorciato.
Il vice presidente degli Industriali di Napoli ha detto che fare l’imprenditore in quella città significa correre con 100 chili di zavorra sulle spalle: «Quando ci affacciamo sui mercati esteri dobbiamo vincere il pregiudizio di chi mette in dubbio che, dove ci sono emergenze perenni, sia possibile produrre all’insegna della qualità».
Dear Aussie Santa,
hope to find you well. This year I can imagine that it’s going to be a bit more difficult to find our house considering that we have moved to Australia. Also the hot weather doesn’t sound so good for your sledge and your reindeer, anyway don’t worry I’m going to leave milk and biscuits close to the swimming pool so you can take a break and relax.
Here is my wish list for this Xmas and as you can see it’s almost totally dedicated to my new country so I hope I would be able to better understand the culture and the people. I’m attaching links so you cannot be wrong and elves will have an easier job!
Sarà presto in vendita nella catena di grandi magazzini Selfridges una linea di intimo che promette di essere rivoluzionaria: è infatti composta da reggiseni e culottes che si allacciano – e slacciano – con un sistema di piccole calamite, nascoste da trine e fiocchetti. Grazie a Dement, questo lo stravagante nome del marchio creato da Laetitia Schlumberger, le donne potranno dire addio agli scomodi gancetti, e liberarsi degli indumenti intimi con un solo, elegante gesto che scioglierà i nodi magnetici.
Come spiega la direttrice della divisione lingerie di Selfridges: “Il momento in cui una donna armeggia con i ganci del reggiseno è un classico della commedia romantica e diverte al cinema, ma può essere alquanto seccante nella realtà. Con questi capi innovativi, le donne potranno finalmente risparmiare tempo prezioso e fare delle mani un uso migliore”.
Data la crescita della domanda, ho deciso di creare la guida definitiva per la perfetta fashion blogger. Se vuoi diventare la futura Chiara Ferragni, ecco cosa devi sapere. Devi essere ricca. La professione della fashion blogger è estremamente classista: se non disponi dei soldi necessari per poterti permettere le ultime novità di stilisti come Dior, Chanel, LV, Givenchy, YSL la tua avventura digitale termina qui. E te ne serviranno molte di novità, almeno da garantirti tre post/servizi fotografici alla settimana, per cui è inutile dare fondo ai tuoi risparmi o incassare i BOT della nonna. Devi avere un ragazzo privo di personalità. Se il tuo ragazzo è un tipo carismatico, alpha, attivo, che sa sempre cosa vuole dalla vita, lascialo subito. La fashion blogger ha bisogno di un fidanzato zerbino: uno che ti faccia da segretario, da autista, da fotografo. Uno talmente privo da interessi da trovare divertente, o quantomeno passabile, scattarti 100 foto al giorno (vestita), editarle e pubblicarle poi sul tuo blog.Inoltre, meglio se lo scegli totalmente privo di personalità. Una battuta o un sorriso ben riusciti potrebbero rubarti la scena durante gli eventi per fashion blogger.
Succedono cose nella tua vita. Succedono catastrofi naturali e allagamenti e terremoti di cui io non so nulla, se non solo che ti portano via da me. Tu corri fuori a controllare, e io non so nemmeno dove sia questo fuori: so solo che mi dici “esco fuori a controllare che pare si stia allagando tutto” e questo per me significa che non avrò le tue parole per un momento, breve o lungo, è indifferente.
So solo che mi avverti di quel che accade e io non ti chiedo nulla, perché l’unica cosa che mi riguarda è che ti accadono catastrofi per cui non stai con me. La misura della tua assenza e della tua presenza su cui io non so indagare. “Non mi chiedi mai nulla” mi dici, sorridendo. E io ti spiego che non è per disinteresse, che non è per egoismo. Non ti chiedo nulla perché la tua vita con le sue gioie e le sue catastrofi non è mia, non mi riguarda.
Vorrei che mi riguardasse. Lo vorrei tanto. Vorrei chiederti notizie e darti un po’ delle mie preoccupazioni, vorrei prendermi qualche responsabilità sul tuo stare bene e il tuo essere felice e darti un appoggio per quando sei stanco di rimediare alle catastrofi.
Ma tutto quello che sono autorizzata a sapere è se ci sei o no. Non i motivi. Non i motivi per cui non ci sei, soprattutto. Quelli vengono per ultimi, assolutamente ultimi. Se dovessi iniziare a chiederti qualcosa inizierei a chiederti i motivi della tua presenza. Perché ci sei? Ti chiederei, quanto hai intenzione di esserci? No, non per intensità, quello lo so. Ma per durata? Quanto ti fermi? Quando te ne andrai? Ti va di restare? Ti chiederei di restare. Ti chiederei di stare con me, sempre. E tu mi diresti che non puoi. O che non vuoi, che poi è uguale. E dovrei allora chiederti il perché e tornare così ad indagare sulla tua assenza.
- 3 cose di moda:
Penserete che, da quando sono diventato una blogger di Grazia, io abbia imparato qualcosa di moda. Ecco, no. All’esame di abilitazione ho detto: “il nero va su tutto” e “le righe orizzontali ingrassano” e c’è stato un facepalm generale. Posso però dirvi tre cose che ho imparato guardando X Factor. Se le pubblicizza Facchinetti, sono di moda per forza.
Smashbox
Il cellulare Vanity
LA CUCINA DISEGNATA DA CRISTINA CHIABOTTO.
- 3 libri, li scegliete voi, basta che li leggiate su:
Un Kindle
Un iPad
Un Sony Reader
Al primo che dice “odore della carta” infilo un segnalibro uncinato su per il naso e gli estraggo il cervello.
- 3 applicazioni i Phone: I Am T-Pain, per trasformare la tua voce con l’auto-tune come i veri rapper. Essenziale per chi nel 2011 vorrebbe vincere un Grammy TubeBoard, la “tastiera” che suona pezzetti dei nostri video virali del cuore come lo starnuto del panda e la “Bed Intruder Song”
L’edizione natalizia di Robot Unicorn Attack, il virilissimo gioco di Adult Swim che è già entrato nella storia.
- 3 tracce musicali
Le canzoni di Natale sono brutte e questo è uno dei pop topoi su cui non mi ricrederò mai. Ecco qualche piccola eccezione: “Last Christmas” nella versione dei Soulwax; “Last Christmas” nella versione di Erlend Øye; “Last Christmas” nella versione (un po’ stonata) di Florence and The Machine.
- 3 buoni propositi per il 2011:
Intervistare Justin Bieber quando porterà il suo tour in Italia, preferibilmente travestendomi da Zach Galifianakis e tra due felci
Convincere Massimo Liofredi a fare un’edizione italiana del mio programma musicale preferito: Never Mind The Buzzcocks;
Pettinarmi come Conan O’Brien
Abbiamo già osservato come i gusti d’oltreoceano in fatto di cinema, letteratura e musica differiscano dai nostri. Dicembre, si sa, è tempo di classifiche e consuntivi e per gli americani, sul Web in particolare, è quasi una mania. Dopo la lista di Huffington Post dei film migliori dei libri da cui erano tratti, è il turno di nerve.com (un portale di “amore, sesso, cultura”), che propone una classifica dei dieci film il cui pregio maggiore sarebbe la colonna sonora.
Bello e dannato: è così che i registi vogliono Vincent Cassel. E l’attore francese sta al gioco: “Interpretare uomini malvagi o tormentati. Ma quando torno a casa dalle mie figlie, dimentico tutto, divento un’altra persona.”
Nelle sale lo potrete ammirare in Black Swan al fianco di Natalie Portman.
L’intervista è a cura di Silvia Mapelli.
C’è chi dice che l’arte offra una via di fuga, ma anche di riscatto. E redenzione:
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Chi legge le fiabe della buona notte alle sue figlie, lei o Monica?
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