La GELOSIA non nasce dall’amore, ma dalla possessività e dalla territorialità

Quando dico che non sono geloso di te, intendo esattamente quello che significano le mie parole, niente di più e niente di meno. Non sono geloso, non schiumo rabbia se un uomo ti guarda mentre siamo in treno, o in un bar, o in coda al supermercato. Tu non vorresti che mi mettessi a fare scenate in pubblico, no?».
«No», dice lei.

«Paradossalmente, che tu sia una ragazza molto guardata dagli uomini, occhieggiata con ammirazione, anche con desiderio, è una cosa che mi può fare perfino piacere. Sono contento per te. Sarà un sentimento stupido, quello che provo, ma è già meno primitivo delle reazioni degli uomini gelosi, non ti pare?».
«Sì», dice lei.

«La cosa fondamentale è che tu devi convincerti che la mia mancanza di gelosia non significa, ripeto, non significa carenza d’amore. Uno può amare senza per questo erigere una barriera di filo spinato intorno all’oggetto del suo amore, senza voler escludere il mondo intero da qualsiasi rapporto con la persona che lui ama».
«Già», dice lei.
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Easyshop.it: il potere d’acquisto fa la differenza


Apre Easyshop.it, il nuovo shopping club on line di Mondadori dedicato alla vendita di prodotti delle migliori marche di moda, arredamento, design e tecnologia. Uno store virtuale dove acquistare 24 ore su 24 con sconti fino al 70%.

Come accedere a Easyshop.it? Semplice, basterà registrarsi online, in modo facile e veloce.

Gli iscritti scopriranno in “Flash Boutique” tutte le promozioni in corso su abiti e accessori moda. Le vendite durano in media 3 o 4 giorni al termine dei quali cambiano l’assortimento e le offerte. In questa sezione i prodotti potranno essere acquistati con un risparmio reale, sia in termini di tempo che di denaro.

Dalla prossima settimana saranno disponibili le campagne promozionali dei marchi See by Chloé, Marni, Timberland, D&G e Freddy. Inoltre, in occasione del lancio, Easyshop.it proporrà in “Flash Boutique” vendite speciali, a rotazione e della durata di pochissimi giorni, di capi di abbigliamento e accessori cult della Primavera/Estate 2011, con sconti fino al 40%. Sarà poi il turno delle scarpe di Jimmy Choo, dal 23 al 25 marzo.
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Per trovare lavoro la LAUREA serve. Ma è meglio che sia quella giusta

Le novità, come spesso succede, sono buone e cattive allo stesso tempo. Tra quelle nate intorno all’8 marzo, ecco la più scoraggiante: in tempi di crisi economica, la laurea, da sempre considerata quasi indispensabile per un lavoro appetibile, non è più una garanzia.

Tra i laureati il tasso di disoccupazione è raddoppiato tra il 2007 (8,9 per cento) e il 2009 (16,5 per cento). Ci sono differenze secondo la facoltà. A Medicina, dove c’è il numero chiuso, e nelle materie scientifiche le cose vanno meglio, ma nel settore della geo-biologia (Scienze naturali, biologiche, geologiche, ambientali, Biotecnologie, Biologia), un anno dopo la laurea, un ex studente su quattro resta senza lavoro. Non basta. Anche chi trova un impiego ha più probabilità di essere assunto con un contratto a termine, entrando a fare parte dell’esercito dei precari, una “condizione” funestata da un alone di disgrazia, di sciagura, d’orrore esistenziale peggiore di quella del nullafacente che naviga per ore su Facebook o pasticcia con i videogiochi.

È da notare la percentuale di laureati che nemmeno cerca un posto a tre anni dalla discussione della tesi: quasi il 12 per cento. Ci vorrebbe un’indagine approfondita su questa orda di dottori che non si prende più nemmeno la briga di scovare un lavoro. Come sbarcano il lunario? Sono entrati in clandestinità nel vasto sottobosco del lavoro nero? Vivono di rendita o campano alle spalle di mamma e papà? Nelle paginate dei giornali non c’era una riga. Teniamoci ancora stretto il fazzoletto perché un altro dato negativo riguarda gli stipendi dei “dottori”: sono bassi in partenza, quanto le buste paga medie degli italiani, e stanno diminuendo ancora. Anche il resto d’Europa ha uno Stato assistenziale come il nostro, ma altri, come la Germania, se lo possono permettere più di noi.
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Nascere DONNA? Un’imprudenza. E non è (solo) una battuta

Che strano, quest’anno l’8 marzo è passato senza che lo “sentissi”. Forse, perché non c’è proprio niente da festeggiare. I numeri parlano chiaro, sia da noi che nella ricca America

A toglierci ogni illusione sui “progressi” delle donne, sono uscite, una dopo l’altra, due mega ricerche internazionali. La prima viene dagli Usa, patria dell’emancipazione femminile (là, tanto per capirci, le donne votano dal 1918, qui dal 1946…) e ci dice che, negli ultimi quarant’anni, sono stati fatti grandi passi avanti per quel che riguarda lavoro e istruzione: le donne sono bravissime a scuola (grazie, lo sapevamo) e anche sul lavoro (idem), peccato però che tutto ciò non “si sia tradotto in uguaglianza di reddito”. Gli uomini continuano a guadagnare, a parità di ruolo, molto di più delle donne.

Perché? Non si sa. Banale ingiustizia, credo. Ma, come se non bastasse la batosta economica, perché comunque è da lì che passa l’indipendenza, le americane sono anche molto più sole (i matrimoni calano del dieci per cento), con meno figli e soprattutto, per loro diretta dichiarazione, più infelici delle proprie madri. Insomma, una vera catastrofe.

Pochi giorni dopo, ecco arrivare i dati Eurostat, che è l’istituto incaricato di tradurre in cifre la nostra vita. E così, come regalo appunto per l’8 marzo, scopriamo che, in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea, l’occupazione femminile cala con l’aumentare dei figli (ma va?), mentre avviene il contrario per gli uomini. Numeri alla mano, i due Paesi in cui per le donne è più difficile lavorare sono: Malta e… indovinate… l’Italia. Comunque dappertutto le donne risultano svantaggiate, meno pagate ecc. ecc. Ho fatto bene a evitare istintivamente mimose e cenette tra ragazze.
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Grazia 12 del 2011


643 ACCESSORI CHE FANNO LA DIFFERENZA. SCEGLI I MUST DELLO STILE

6 a 2 BUGIE AL GIORNO: Perché gli uomini mentono più delle donne?

COPPIE DEL CINEMA 2+2: Joel ed Ethan Coen, fratelli con “grinta”; Marco e Piergiorgio Bellocchio, padre e figlio sul set di “famiglia”

TALENTO UNDER 30: 3 ragazze da tenere d’occhio: Cécile Cassel, Blake Lively, Taylor Swift

1 CONTRO TUTTE: Roberto Vecchioni in redazione con noi

QUESTA SETTIMANA: Noomi Rapace, Claudia Piñeiro, Samantha Cristoforetti, Antonio Meridda

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  • Scritto da grazia
    il 15/03/2011

Adélaïde de Clermont-Tonnerre: Parigi, indirizzi utili svelati da una Parigina


Alcuni musei:
Se non ve la sentite di scarpinare per tutto il Louvre o di trascorrere un’intera giornata a Versailles, vi raccomando il Musée Rodin, ospitato in un’incantevole villa di rue de Varenne e circondato da uno splendido giardino. È una passeggiata sognante e oziosa nel mondo di Camille Claudel e di Rodin. Le sculture sono meravigliose.

Un’altra tappa deliziosa è il piccolo Museo della vita romantica dove in estate si può prendere il tè all’ombra degli alberi, dopo aver ammirato i quadri.

Vale la pena visitare la Fondation Cartier, con le sue mostre dal taglio più moderno. Ospita anche, con regolarità, appuntamenti serali molto divertenti.

Infine vi ricordo il Museo d’Orsay nella ex stazione, sempre magnifico.

Moda:
Per prima cosa andate dritte al Bon Marché. Ci sono tutte le più grandi marche e, su un piano separato, le firme più di grido: Zadig & Voltaire, A.P.C., Maje, Les Petites, Joseph, ma anche i marchi più carini ed economici come Kookai o Comptoirs des cotonniers. Poi risalite senza fretta verso rue du Four e avrete di che rifarvi gli occhi, fra Bash, Biba, Tara Jarmon, Sinéquanone, Free Lance e Agnes B. Fate un salto anche a Saint-Sulpice e al Boulevard Saint-Germain per sbirciare Gerard Darel e Sonya Rykiel, poi alle boutique chic di rue du Bac – soprattutto il nuovo negozio Bompard con i suoi cachemire imperdibili.

Attente a rue de Grenelle, una delle più pericolose! È la via delle scarpe per eccellenza: si comincia con Giuseppe Zanotti, Sartore, Prada e Ralph Lauren; si prosegue da Iris, con la sua scelta di modelli Chloé, Véronique Branquinho, Marc Jacobs e Viktor & Rolf, per ritrovarsi infine nel famigerato triangolo delle Bermude, che ha inghiottito più di una celebre shopaholic: da un lato Sergio Rossi, dall’altro LK Bennett e, per chiudere, il divino Louboutin. È impossibile uscirne indenni. Potrete riprendere fiato in rue du Dragon, affollata di negozietti originali, e riposarvi al Café de Flore, il miglior punto di osservazione della vita artistica e intellettuale parigina.
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Polpette: la musica è infinita, gli amici torneranno

Oggi è il 14 marzo, cioè il 14.3, che in inglese si dice 3.14, che in greco si dice pi greco.

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Adélaïde de Clermont-Tonnerre: il “sister code” alla parigina


Secondo appuntamento con la giornalista e scrittrice francese Adélaïde de Clermont-Tonnerre.

A settembre è uscito per le edizioni Florent Massot Il codice Bro. Ai più distratti, ricorderemo che «Bro» è abbreviazione di brother e che tra gli americani è sinonimo di «amico fraterno». Questo manuale, tanto divertente quanto volgare, spiega in 150 articoli i vari modi in cui gli uomini si danno una mano a vicenda per sedurre le ragazze. Ho pensato di rispondere stilando un «codice Sis» – da sister – che regolamentasse l’amicizia femminile. Potete attaccarlo al frigorifero o incollarlo alle pagine della vostra agenda.

Articolo 1 – Il fidanzato di una sister non è, agli occhi delle altre sister, un uomo: è una ragazza.

Articolo 2 – Anche l’ex fidanzato di una sister è una ragazza.

Articolo 3 – Una sister non compra il ma-gni-fi-co cappotto di A.P.C. che ha visto indossare a un’altra sister senza prima chiederle il permesso.

Articolo 4 – Una sister non disdice mai un appuntamento a cena con un’amica con la scusa che un rappresentante dell’altro sesso l’ha chiamata all’ultimo minuto. In ogni caso, una sorella non si precipita mai al richiamo di un uomo. Eccezione alla regola: se la sister è single da più di un anno, le è concesso il diritto alla disdetta.

Articolo 5 – Gli uomini passano, le sister restano.

Articolo 6 – Una sister non invita mai il proprio fidanzato alle cene fra amiche.
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Vi aspetto al semaforo ma spengo il motore. 5 Probabilità e imprevisti

- Cosa vuoi che facciamo stasera?
- Boh, non lo so. Quello che vuoi.
- Quello che voglio? Volendo stasera c’è un concerto carino al Flat. Sennò possiamo sentire gli altri e uscire a mangiare qualcosa.
- Quello che preferisci.
- Sei sicura?
- Sì.
- Beh, io sinceramente non ho tanta voglia di prendere la macchina. Magari sentiamo qualcuno così mangiamo una pizza.
- Ah.
- È più di una settimana che non mangio pizza. Sento i primi sintomi da astinenza.
- Uff.
- Che?
- Non ho voglia di mangiare la pizza. L’ho già mangiata l’altro giorno. E poi il Flat non è così lontano.
- Ma non dovevamo fare quello che decidevo io che intanto a te non cambiava nulla?
- Sì. Ma io pensavo che decidevi di andare a vedere il concerto.
- …
- Magari guido io.
- …

Quando uno pensa di arrivarci prima poi ci fa l’abitudine. Fa il disinvolto, concede il libero arbitrio. Massì, decidi tu. Poi capita l’imprevisto. L’altro decide lui e come vuole lui, giustamente.

L’altra controindicazione. L’ennesima riprova che ad arrivarci prima non c’è niente di positivo. Vivere di continuo situazioni sfuggite di mano. Il film mentale che va in una direzione e la realtà che intanto prende una strada completamente diversa. Le persone con cui periodicamente capitano queste ’spiacevolissime’ incomprensioni non afferrano subito. Ti guardano, si guardano intorno per capire se ce l’hai davvero con loro. Si interrogano su cosa hanno sbagliato. Cercano di ripassare tutti i vari passaggi per vedere se hanno detto qualcosa che non andava, magari hanno usato un tono sgarbato e non se ne sono accorti. No. Non hanno detto niente di strano e non hanno usato toni irritanti.
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Polpette: bambine che ridevano i sassi e cantanti che no

Gracie Zenz è una bambina piuttosto fortunata.

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Forse non sapete farci ridere, ma l’IRONIA è proprio il vostro forte

Benché io abbia sentito pronunciare da molte donne – mia sorella, per esempio – battute davvero esilaranti, bisogna ammettere che, in generale, c’è una differenza notevole fra maschi e femmine in tema di comicità.

L’umorismo maschile può essere sia attivo (faccio ridere gli altri) sia passivo (rido io); quello femminile sembra soprattutto passivo. Ma sì, alla fine la scena è sempre quella, fin da quando eravamo bambini! Un maschio che scherza, fa il pagliaccio, e una femmina che ride, guardandolo.

È difficile che una donna dica qualcosa che mi faccia sganasciare dalle risate. Più facile, semmai, che la senta usare l’ironia, che è cosa diversa dall’umorismo. Più fredda, consapevole, controllata. Spesso più intelligente. In compenso, un maschio è abituato a dire: «Quella ragazza ha un gran senso dell’umorismo», quando nota che lei ride volentieri, cogliendo con prontezza le battute (le sue, in particolare) e anche le situazioni di comicità involontaria, da film muto.
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Vi aspetto al semaforo ma spengo il motore. 4 Red gold and green

- Bella questa gonna! È nuova?
- Sì. Ti piace?
- Bellissima. Ne cercavo proprio una con questa linea.
- …
- Dove l’hai presa?
- Mmm, sai che non me lo ricordo?
- Non te lo ricordi? Non ci posso credere. Tu ti ricordi anche i gusti di gelato che hai scelto a ferragosto 1996. E poi se è nuova non puoi non ricordartelo.
- Allora i gusti di gelato me li ricordo perché non mi piace il gelato, quindi ho sempre un ricordo traumatico quando ne mangio uno. Per quanto riguarda la gonna non è esattamente nuova, non l’avevo ancora messa.
- Ah. Comunque se ti viene in mente dimmelo, che magari vado a provarla anch’io.
- Ora ricordo. L’ho presa quando sono andata in Canada.
- In Canada? Sei stata in Canada? Quando?
- Sì. O no? Vedi? Non mi ricordo proprio quando l’ho presa.

C’è una strategia precisa e sottilmente perfida nel dare indicazioni sui propri acquisti alle amiche. Più le domande si fanno precise e incalzanti più le risposte tendono a farsi vaghe e nebulose. Si mette da parte la propria sincerità, la propria proverbiale memoria; tutto per evitare lo stesso acquisto. Si fa fioretto e per una volta si accetta di passare per sbadate, smemorate, prive di orientamento e di conoscenze geografiche. Queste scarpe? Le ho prese in quel negozio che ora è chiuso e non riaprirà mai più. Mi sa che le ho prese quando ero in vacanza ad Ottawa. Ah, Ottawa non è vicino Londra? Era l’ultimo paio, un vero colpo di fortuna.

L’omertà non è innata. L’omertà si sviluppa in parallelo ad un altro fenomeno, non ancora codificato, che ha compimento nel momento in cui esce dalla bocca per la prima volta Ho visto un bellissimo capospalla redingote in gabardine color canna di fucile con le marsine e la martingala in pied-de-poule di un punto leggermente più scuro.

Depistare le amiche è roba da adulte. Indossare orgogliose le stesse scarpe, lo stesso cappotto, gli stessi pantaloni è roba da ragazzette. Gruppi omogenei di Power Rangers che sfilano compatti a braccetto.

Le ragazzette puntano sull’esagerato. Devono dimostrare che non sono ragazzette quindi decidono che una t-shirt è un vestito, che sono nate sui tacchi e che avere palpebre verde smeraldo e labbra contornate di nero riempite di bordeaux è segno di forte autonomia e sex appeal. Madri e padri guardano uscire le proprie figlie conciate come Boy George e non possono nemmeno osare a fare il minimo appunto.
Non si capiva bene come iniziasse. Non si capiva nemmeno bene chi iniziasse. Ma ad un certo punto tutte, prese da un fanatismo ipnotico, compravano quel paio di scarpe.
Quelle Fornarina. Bluette.
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La mostruosa NORMALITÀ della violenza

La foto di Yara, con quel meraviglioso sorriso da bambina, apparecchio ai denti e occhi luminosi, è già passata dalle copertine dei giornali alla cronaca. Ma noi non la dimenticheremo facilmente.

La cercavano da tre mesi, in Italia e all’estero, avevano setacciato chilometri intorno alla sua casa. La cercavano poliziotti, carabinieri, centinaia di volontari, si erano mobilitati perfino i sensitivi. E tutti sembravano credere alla possibilità che fosse ancora viva. Mentre lei giaceva lì, in quel fosso non lontano da casa, con il suo giubbotto di Hello Kitty e un pugno d’erba stretto nella mano. Ogni giorno gli articoli su di lei sono sempre più piccoli e tra qualche settimana, salvo scoperte clamorose, non se ne parlerà più. Così funziona, lo sappiamo tutti.

Eppure quella foto continuerà a turbarci il cuore e la storia di Yara non ci farà dormire sonni tranquilli, perché quello che è successo a lei e alla sua famiglia è inammissibile. Inaccettabile. Certo, la morte di un bambino lo è sempre, ma, che lo si voglia o no, qui c’è qualcosa di più, una sorta di orribile sintesi di tutto quello che non ci consente di darci pace, di trovare una soluzione che ci tranquillizzi. Yara era una bambina normale, serena, che viveva in una famiglia normale e serena. Abitava in un piccolo centro dove tutti si conoscono. I giornali hanno ampiamente sottolineato come Brembate sia un paese ricco, con un’altissima percentuale di occupati. Nessun problema sociale quindi che possa, in qualche modo, giustificare un clima di violenza.
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Vi aspetto al semaforo ma spengo il motore. 3 Perrier

- C’è questo progetto molto interessante. Ho un sacco di contatti grossi, ma non per dire. Adesso non ti sto nemmeno qui a spiegare bene perché non voglio annoiarti. Se vuoi magari uno di questi giorni ci possiamo vedere per bere un caffè così ne parliamo.
- Beh perché no?
- Aspetta un attimo. È che in questo periodo non ho nemmeno un minuto libero. Sto lavorando tantissimo perché c’è anche un altro discorso in campo che se si sblocca dovrò davvero non dormire la notte. Non che in questi giorni dorma molto di più, probabilmente dovrei diventare presidente onorario di tutte le piantagioni di caffè del Brasile, per tutta la caffeina che ingurgito.
- Ahahahah
- Ahahahah
- …
- Comunque facciamo che me lo segno sull’agenda, così appena riesco ad organizzarmi ti faccio un colpo di telefono e ci vediamo. Ok?
- Fatta.

Ogni volta che ci si mette a parlare con un one man work va così. È che sono stressati a muoversi di continuo. A non star fermi un attimo. Prendono contatti. Collaborano. Hanno cose indefinite in ballo. Provano a seguire un’idea che sembra brillante ma che poi è troppo dispendiosa o un vicolo cieco. C’è la crisi, gli devono aver detto, fatti conoscere, diventa imprenditore di te stesso.
È una generazione sfigata, la mia. Una generazione che come i salmoni va contro la corrente. Non per istinto animale. Ad un certo punto il verso è cambiato ma ormai si stava nuotando. La vita si fa sedentaria ma il must è l’addominale scolpito. Non è mai esistita così tanta attenzione per il cibo e il modello è la donna androgina. Studenti si ammazzano per anni sui libri e poi vengono rimproverati di non aver ascoltato bene le richieste del mondo del lavoro.
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Slam book #Mazzantini, il primo slam book italiano

Martedì 8 marzo parte a Milano lo Slam Book #Mazzantini. Sei giovani autori e poeti, sei slammers, daranno vita al primo “slam book” italiano: un reading “faccia a faccia”, in cui 3 coppie di reader, uomo e donna, improvviseranno testi e si affronteranno con la loro libera interpretazione del libro di Margaret Mazzantini “Nessuno si salva da solo”.

Venti minuti di performance dal vivo in 3 diversi luoghi della città, per colpire il pubblico presente e coinvolgerlo nella performance. Per portare la grande letteratura nei luoghi di tutti i giorni, per celebrare la comunità degli appassionati di libri e poesia.

Abbiamo chiesto agli ideatori di Poeti in Lizza, Alessandra Racca, Guido Catalano e arsenio bravuomo, di evocare la scrittura di Nessuno si salva da solo, di mettere in scena la storia di una coppia in cenere e fiamme, di un amore tormentato, deludente, ormai finito (?), il botta e risposta dei personaggi del libro, Delia e Gaetano, dei loro pensieri e dei loro ricordi. E così lo slam book #mazzantini vedrà tre coppie affrontarsi sul ring:

Chiara Vallini (testi di Alessandra Racca) Vs Guido Catalano, uno slam romantico, tragicomico, in stile ebraico-newyorkese.

Luciana Maniaci Vs Francesco d’Amore, un faccia a faccia dai risvolti psico-comici.

Valentina De Lisi Vs Arsenio Bravuomo, una contrapposizione acida tra sesso e amore.

Presenta lo slam, l’MC (Maestro di Cerimonia) Federico Sirianni: Delia e Gaetano si rimettono assieme?

Lo slam book #mazzantini si svolgerà in diverse location milanesi:

The Hub (15.00)

Noon (18.00)

Exploit (19.30)

Living in Piazza Sempione 2 (21.00).

Un modo nuovo di festeggiare l’8 marzo.



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