Che fine hanno fatto i ROMANTICI?

Tra gli uomini ce n’è uno su 100, tra le donne una su 10. Ergo: è sempre più difficile trovare un Romeo. Sarà per questo che si tradisce di più?

Che il romanticismo fosse passato di moda, l’avevamo intuito. Sopravvive a Hollywood, domina Bollywood, ma nella realtà le cose sono ben diverse. L’Aispa (Associazione italiana di sessuologia e psicologia applicata) ha condotto un sondaggio sullo stato del romanticismo in Italia, concludendo, ahimè!, che per trovare un Romeo abbiamo ormai meno di una possibilità su 20.

Dalle risposte raccolte sono emerse quattro tipologie: gli equilibrati, che dosano emozione e passione; i passionali, che perseguono prima di tutto il piacere; gli amanti del compromesso, che non si lasciano mai completamente andare; i romantici (buoni ultimi), che sacrificano volentieri l’impulso di un momento per salvaguardare la purezza di un sentimento più profondo.

La buona notizia è che il gruppo più numeroso è quello degli equilibrati (44 per cento). Il che fa pensare che, nonostante tutto, conserviamo un’idea della coppia coinvolgente come un’onda, ma non travolgente come un uragano. La cattiva notizia è che il sentimentalismo è roba da Wwf: tra i maschi c’è un romantico ogni 100, tra le donne una su 10.

Quindi le pochissime Giuliette sono (quasi) senza cavaliere. La questione è più complessa di come sembra. Tutti, uomini e donne, stiamo cambiando modo di amare. La modernità ci rende, in un certo senso, simili alle macchine: più veloci nei contatti, più rapidi nell’elaborazione dei dati, più freddi nella formulazione di giudizi, più sbrigativi nell’archiviazione di una storia.

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Fumetto di Giulia Guardo

Per CARLA BRUNI le idee politiche sono come gli abiti. Si cambiano

La Première Dame di Francia, moglie del presidente Nicolas Sarkozy, dichiara: «Non sono più di sinistra». Mancano 15 mesi alle presidenziali francesi e parte l’operazione marketing del brand Bruni-Sarkozy. Carla Gilberta Bruni Tedeschi è figlia d’industriali torinesi, trasferiti oltralpe per sfuggire ai rapimenti nei sanguinosi Anni 70.

“Carlà” è ex top model, cantautrice, ragazza-madre di un bambino avuto dal filosofo Raphaël Enthoven, per il quale ha lasciato Jean-Paul, padre di lui, intellettuale e giornalista: una spavalda libertina. Ha soffiato Raphaël alla moglie Justine, figlia del migliore amico di lui, Bernard-Henri Lévy. Era fiera di essere “epidermicamente di sinistra”, com’era orgogliosa di essere fedifraga convinta.

Da un’intervista del 2000 su Sette, ecco la sua filosofia: «Non vedo perché siamo obbligati ad accoppiarci con una sola persona alla volta. Non mi viene naturale; tanto vale non sforzarmi. La fedeltà non è una cosa da chiedere, né da offrire, né da sollecitare, né da imporre. Io lo dico subito: sono Carla, sono infedele. Non essere fedele con me perché me ne frego. Io sono per la poligamia».

Ci piace chi sa cambiare idea, solo gli stolti non lo fanno mai. Alla domanda se mai si sposerà, risponde nel 2000: «Appena si parla di matrimonio, appendo le gambe al collo e scappo». Otto anni più tardi sposa un presidente in carica e gli promette fedeltà, calandosi nel ruolo di moglie che più ufficiale non si può. Le sue quotazioni in Francia sono altissime: ramazza il 68 per cento di consensi per la bella figura che fa fare al suo Paese adottivo.

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Polpette: c’è un tizio che smonta le cose e sparge i pezzi

Più o meno in questo momento, esattamente mezzo secolo fa, quattro giovanotti di Liverpool, oh, che noia, sembro la televisione.

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Ralph Lauren lancia il luxury denim

La nuova collezione Ralph Lauren Denim punta al lusso. I nuovi modelli andranno dai 300 ai 2.000 dollari, entrando così ufficialmente in corsa per i jeans più costosi del mondo.

Ralph Lauren ha dichiarato alla rivista Women’s Wear Daily che questa nuova collezione avrà come fine “l’abbigliamento sofisticato, assolutamente da non unire alle camice di jeans”. Lauren punterà invece ad abbinarli a t-shirt bianche e maglioni dolcevita.

Blake Lively, troppo bella per essere Carrie Bradshaw

Negli ultimi mesi a Hollywood si è sentito spesso parlare di un prequel di Sex and the City voluto dallo storico produttore della serie, Michael Patrick. Insomma, potremmo presto vedere Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte in versione 20enni.

Chi sarà la futura Carrie Bradshaw? In cima alla lista troviamo la bellissima Blake Lively, ma personalmente la trovo una scelta piuttosto improbabile. I motivi sono semplici:

- Blake Lively è già riconosciuta come una fashion icon, Sex and the City ha bisogno di qualcuno meno noto per far scattare certi meccanismi di emulazione

- Blake Lively proviene già da una serie televisiva celebre (Gossip Girl), soprattutto per il lato fashion, e rischierebbe di creare confusione nei telespettatori che non saprebbero più quale serie stanno seguendo

- Blake Lively è troppo bella per creare un effetto empatico. Sarah Jessica Parker può essere definita un tipo, ma bella no ed è stato proprio questo il segreto del suo personaggio in Sex and the City. Con l’attuale Carrie Bradshaw ci si può facilmente identificare se non sentirsi addirittura superiori esteticamente. Carrie è una che non ti ruba la scena quando conosci degli uomini, è rassicurante, non è mai una minaccia. Blake Lively, invece, metterebbe qualunque donna in ombra anche senza volerlo.

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Music dot Fran: Cristina Donà


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ph Marco Lanza

C’è una cosa molto difficile nel mio voler parlare di musica. Volerne trattare in modo diverso rispetto a come fanno gli altri. Quindi capita che mentre tu chiedi l’intervista a Cristina Donà non pensi che altri trecento facciano lo stesso. E che nel frattempo si parli – finalmente – di Cristina ovunque.  E quindi ti sforzi a non leggere, non ascoltare quello che chiedono gli altri ma è complicatissimo.

Cristina Donà ha fatto uscire un altro grande disco. Torno a casa a piedi: dieci canzoni scritte a quattro mani con Saverio Lanza, che ne è anche produttore, uscito per Emi il 25 di Gennaio.  Il tam tam che è girato sui maggiori quotidiani ha focalizzato le interviste su “anche quest’anno Sanremo nulla” e “uh, anche tu hai avuto una gravidanza come”, senza puntualizzare che questo album è una autentica bomboniera. Uno di quelli che metti nel lettore e non devi saltare alcuna traccia.

Io non sono una sua fan, ma la apprezzo tantissimo ed è una di quelle artiste che quando mi capita di ascoltare mi arricchisce sempre. L’album riesce a coniugare una piacevolezza di suoni e atmosfere con maturità. Ma la cosa che nessuno si dovrebbe perdere è vedere almeno un concerto di Cristina Donà live: per quello tenete sotto occhio il suo sito ufficiale visto che a breve saranno segnalate le sue date in giro per l’Italia.

Innanzitutto complimenti, perché faccio parte di chi ti segue da diverso tempo e vedere tutta questa attenzione sul disco un po’ fa piacere, perché significa che le cose belle sono ancora premiate in Italia…

“A me fa molto piacere, devo dire che ci sono quelli che si lamentano e altri invece che apprezzano. Sto seguendo molto i commenti anche su facebook… dirti che sono stupita, beh, non so bene. Sto imparando a non avere aspettative anche se è praticamente impossibile, ma sai negli anni ogni volta che finisci un album ti dici che questo è quello buono. C’è sempre stato un grosso appoggio da parte della stampa che mi ha aiutata tantissimo, ma si vede proprio che c’è stato un grande passo in avanti. La risposta è veramente entusiasmante. E io ne sono molto felice, ci ho messo tutta me stessa come al solito, anche se ultimamente nella vita ho avuto tutta una serie di problematiche logistiche. Con Saverio Lanza ho trovato un’ottima collaborazione, che ha fatto uscire delle cose davvero particolari… almeno per il mio orecchio, ed era proprio quello che avevo in mente. Sono davvero contenta.”

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Oggi i miei punti di riferimento sono le AMICHE, non più gli uomini

C’è stata una lunga stagione della mia vita in cui ho coltivato soltanto amicizie maschili. Mi spingo più in là: queste relazioni avevano tutte le caratteristiche dell’amore, tranne l’aspetto sessuale.

Insomma, erano la prosecuzione di quelle amicizie maschili tipiche dell’adolescenza, intensissime, esclusive, che si radicano in zone profonde dell’Io e possono suscitare emozioni violente.

La gelosia, per esempio. Nella cerchia dei sodali c’era sempre un rapporto privilegiato, un nome che stava in cima all’agenda e alla rubrica telefonica. Quando all’orizzonte di questo compagno prediletto compariva un altro, non era mai accolto a braccia aperte.

Lo consideravo con una perplessità che si convertiva rapidamente in ostilità, e allora cominciava il contrattacco. Difendevo ringhiando il mio territorio usando le armi del sarcasmo, a volte della diffamazione. Lo stesso capitava, inutile dirlo, quando ero io a introdurre una new entry.

Il mio amico del cuore di quel certo periodo sembrava non apprezzare la simpatia del nuovo arrivato. Gli stava sulle scatole fin da subito. E così via.

Non saprei dire con precisione quando le cose siano cominciate a cambiare. Sta di fatto che da parecchi anni in qua mi succede di passare giorni, addirittura settimane, senza scambiare una parola con un maschio che non sia il postino o mio padre (nei pochissimi secondi che trascorrono da quando alza la cornetta del telefono a quando mi passa mia madre).

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La dignità delle DONNE non ha bisogno di essere difesa perché non è in discussione

Non mi piacciono le generalizzazioni. Quando si incomincia con:  italiani, le donne, i genitori, i ragazzi… si rischia sempre di dire delle banalità. O peggio. E di coinvolgere chi non c’entra niente.

Ammetto subito le mie colpe, perché, è chiaro, capita anche a me. Pensate solo alle riunioni di redazione di «Grazia», metà del tempo lo passiamo a criticare gli uomini, in generale ovviamente.

Ma quello è quasi un gioco. Che, va detto, diventa serio, molto serio quando si discute di vicende e comportamenti stigmatizzabili. Proprio a partire da ciò, in questi giorni, c’è tutto un agitarsi molto impegnato, con dibattiti e proposte di manifestazioni, intorno alla dignità, offesa, delle donne.

Ed è qui il punto: forse mi sbaglio, ma io, che pure, come ho ampiamente dichiarato, ho trascorsi e anche “presenti” di vero femminismo, non riesco a sentirmi offesa, perché appunto non mi sento coinvolta. Non è cosa che mi riguardi. Non so se succede anche a voi, ma è una sorta di reazione istintiva: quando leggo sui giornali, e lo leggo spesso, soprattutto su quelli stranieri, che in Italia, che so, evadiamo tutti le tasse, mi ribello e mi indigno.

Io le tasse le pago, eccome, e con me la stragrande maggioranza dei cittadini: perché dovremmo assumerci colpe che non abbiamo? Un ragazzino 16enne ruba in un supermercato e tutti gli adolescenti sono a rischio, il fatto diventa fenomeno e gli esperti si interrogano se la colpa è, nell’ordine, della famiglia, della scuola, della società… Ma quando mai? Possibile che non esista la responsabilità personale?

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Grazia 7 del 2011

Voglia di colore BASIC A PICCOLI PREZZI E TRENCH SORPRENDENTI

Cher: «PER ALCUNI NON SONO UNA VERA ATTRICE, PER ALTRI NON SONO UNA VERA CANTANTE. E ALLORA?» / Christina Aguilera: «ADORO IL BURLESQUE. QUESTA È STATA LA MIA GRANDE OCCASIONE» / Paolo Fresu: «PER I MIEI 50 ANNI MI REGALO 50 CONCERTI JAZZ» / Aaron Eckhart: «LA MIA DONNA IDEALE? NON SAPREI, PERÒ IN ITALIA CE NE SONO PARECCHIE /

IN REDAZIONE CON NOI Luca Zingaretti: «Aspetto la rivoluzione che porterà nella mia vita la nascita di un figlio» / ASPETTANDO SANREMO Gianni Morandi: «La gente mi ama perché mi conosce. Sono di casa, come un soprammobile» /

QUESTA SETTIMANA: Adélaïde de Clermont- Tonnerre /  Rebecca Hunt / Viola Di Grado / Adam Phillips / Alba Parietti /

Polpette: l’importante è non gufarsela

E insomma l’internet è arrabbiatissima perché Christina Aguilera ha sbagliato le parole dell’inno nazionale americano al Super Bowl, c’è gente che non sa nemmeno chi giocasse contro chi, ma ormai tutti sanno che Christina Aguilera ha sbagliato le parole dell’inno nazionale americano al Super Bowl, povera Christina, io da quando ho scoperto che Super Bowl si può leggere Superb Owl, gufo superbo, non penso ad altro.

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