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  • Polimoda Textile Day: la moda che fa cultura

  • BY Gabriele Verratti
  • La formazione del Polimoda vive di confronto e dialogo. È così che è nata l’idea di lanciare una serie di incontri con l’obiettivo di coinvolgere aziende di settore, studiosi di chiara fama, giornalisti in un dibattito capace di cogliere il senso del fare moda oggi. Primo appuntamento il 28 novembre scorso, con una giornata di lezioni magistrali dal titolo significativo di Textile Day. Al centro della discussione il grado 0 di ogni abito, punto di partenza di successive evoluzioni nella tecnologia e nelle possibili realizzazioni di gusto che ne derivano: il tessuto.

    Come un filo d’Arianna la riflessione si è dipanata in un labirinto di curiosità e domande, stimolate dall’esperienza di due voci autorevoli sull’argomento. In mattinata è stata la volta di Paolo Peri, che nelle aule di Villa Favard insegna e ha condensato anni di ricerca nel libro “Tessuti egiziani dall’età ellenistica al medioevo nelle raccolte del Castello Sforzesco di Milano”. Un excursus dotto e suggestivo nel panorama della memoria storica, che nel pomeriggio ha ceduto il posto all’avanguardia tutta futuribile di Bradley Quinn. Autore di testi fondanti come “Fashion Future” e “Textile visionaries”, il ricercatore britannico è un luminare in fatto di scenari evolutivi e prospettive tecnologiche al limite della visionarietà.

    A suo dire, i designer delle prossime generazioni saranno molto più disponibili a concetti che ora possono suonare fantascientifici: filati autogenerati da colonie batteriche, particelle fotoniche modificate per rendere indossabili particolari effetti luce, l’uso sempre più insistito di microchip. Una scommessa ardita e affascinante, che ci induce a riflettere sulla nozione stessa di estetica e funzione.