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  • McGregor: tutto il bello del tartan

  • BY Gabriele Verratti
  • E del casualwear all’americana. Perché David Doniger, l’intraprendente scozzese approdato a New York nel 1921, è tra i primi ad avere concepito una collezione sportiva versatile moderna, che funzionasse in autonomia ma che anche completasse il consueto guardaroba da lavoro. Come membro del clan McGregor, poteva vantare ascendenze al primo re di Scozia ed è stato per lui naturale scegliere un nome tanto illustre per il suo marchio.

    Punto di partenza, allora come oggi, la tradizione del tessuto plaid. Eppure nel corso degli anni la linea si è segnalata per innovazione e scelte di stile che hanno fatto epoca. Christian Arkins, direttore creativo di McGregor, non nasconde il suo entusiasmo nel mostrarci pezzi storici e ritagli di vecchie riviste. «Al mio arrivo mancava ancora un’archivio organizzato. È stato il mio primo impegno, perché l’autenticità del nostro brand si lega proprio a un’eredita unica al mondo».

    Gli articoli di Esquire celebrano l’introduzione del cashmere McGregor sul finire degli anni ‘30, mentre altrove la foto di James Dean in Gioventù bruciata ci mostra l’Anti-freeze jacket trasformata in icona. E più avanti la prima menzione del termine preppy si lega appunto ai bluson collegiali McGregor studiati per gli allievi della preparatory school. Oggi le collezioni uomo, donna e bambino esprimono un gusto decisamente contemporaneo, rivisitando tuttavia classici del passato dal fascino senza tempo.