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  • Emiliano Rinaldi P/E 13: gesti intimi di eleganza

  • BY Gabriele Verratti
  • Ci si abitua stancamente a certe presentazioni dove la luce cruda dei faretti ha l’asetticità del laboratorio, ma Emiliano Rinaldi ama ricreare la vita. In un’aristocratica suite dell’Hotel Baglioni a Milano il titolo della sua primavera-estate 2013, “L’Ordinaria Quotidianità“, suona quasi sornione perché straordinaria per calore e intimità è l’atmosfera che si respira. Sono donne che si fanno belle per gli occhi di chi le ama, senza ostentazione, e con la rilassatezza e l’agio che è privilegio delle grandi personalità. Strizzano l’occhio al guardaroba maschile quel loro blazer con collo a scialle, la nobiltà del Principe di Galles che si fa semplice e dimessa, i pantaloni ampi che s’indossano con la disinvoltura con cui si indossa una vestaglia di seta. «Mi piace che una donna si vesta innanzitutto del suo carattere» commenta Emiliano, e la conversazione vira subito sull’esempio concreto. È lì presente infatti la bella e brava Lidia Vitale, volto incisivo del cortometraggio She was there di Gabriele Muccino, presentato in laguna poche settimane fa. «Amo dello stile di Emiliano il suo essere maschile, i suoi abiti dinamici e versatili». E sul fascino di essere spettatrice di un curioso tableau vivant modaiolo non ha dubbi. «È tramontata l’era delle grandi top model. Trovo che essere qui in hotel, con scene da tutti i giorni, sia una reazione umana e intelligente alle modelle inespressive di oggi». La bellezza salverà il mondo, sì, ma solo se diventa esercizio quotidiano nei gesti più comuni.