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  • Venezia 69: quello che ricorderò

  • BY Grazia.it
  • Ho fatto una passeggiata per il Lido prima di arrivare qui alla sala stampa, per scrivere questo mio penultimo post. Sono partita dall’Excelsior, ho camminato di fronte al red carpet deserto, ho salutato le bodyguard che ormai chiamo per nome. In sottofondo una musica che non ho riconosciuto ma che aveva echi alla Bryan Adams (quindi immaginatevi l’atmosfera).

    Qui tra i giornalisti di carta stampata o i siti si parla già di partenze. The show is over. Giù le saracinesche, ci si prepara all’ultima festa («Dove vai tu? Pare ci sia una specie di rave vicino alla spiaggia»)

    La 69esima edizione della Mostra del cinema si chiude domani. Oggi era l’ultimo giorno di proiezioni di film in concorso. Nostalgia, malinconia, bilanci. L’atmosfera è quella che si respira alla fine della festa. O di una vacanza bellissima e stancante. Chiudiamo le tende si torna a casa. Ciao amici, all’anno prossimo. Io ci rimarrò anche domani, vedrò le premiazioni e vi terrò aggiornati su tutto, ma per un momento mi unisco a questo corteo di saluti e abbracci.

    E vi racconto cosa mi porterò dietro da questo Venezia 69.

    - non dimenticherò la sigla con il rinoceronte, che all’inizio non mi piaceva per niente ma poi me ne sono innamorata. Un gioco di animazione sottile e dolcissimo che ti fa sperare che quella barca porti il rinoceronte in un posto lontano e più felice.

    - mi ricorderò delle code per il caffè al Lyon’s alla mattina dopo la proiezione del primo film. Occhiaie e chiacchiere, sempre più stanchi!

    - non potrò scordare il sorriso di Kim Ki Duk quando gli ho fatto i complimenti per il film, le rughe di Robert Redford e il suo cappellino bianco, le sigarette di Phoenix e il vestito di pizzo con la faccia imbronciata di Selena Gomez, la faccia corrucciata di Brian De Palma e lo sguardo annoiato di Takeshi Kitano. Le attese agli imbarcaderi, il tremolio della mia voce di fronte a Pierce Brosnan e le sveglie alle 7 per inseguire Winona Ryder o Zac Efron.

    - e poi le feste dove tutti si lamentano «perché erano meglio quelle dell’anno scorso», gli spritz a 2 euro e 50 al bar del Casinò, i caffè e i succhi di mirtillo allo Spazio Lancia e l’insalatona al self service sulla spiaggia che è “quella che costa meno e che mangi di più”

    - mi ricorderò la mia bici mezza rotta che mi ha scorrazzata di qua e di là in questi deliranti giorni di festival

    - il mio badge, la mia stanchezza, le giornate che non sembrano finire mai. E poi il senso di libertà quando si finisce tutto e si può andare a dormire.

    E mentre il raffreddore aumenta e le occhiaie si infittiscono mi rendo conto, davvero, che un’altra Mostra sta per finire. L’edizione di Barbera, della crisi, delle poche star, delle feste (dicono, io ci sono andata pochissimo) noiose e della pioggia battente. Un’edizione che forse poteva andare meglio o peggio, non lo so. E’ stata comunque un’esperienza. Un ricordo. Una fatica. E questo basta, a volte: sono contenta di aver visto dei bei film, incontrato persone interessanti, di avere un lavoro che nonostante tutto amo e non cambierei mai.

    E dopo questo post un po’ strappalacrime vi saluto, vado a mangiare.

    Vi ho postato le foto delle star di oggi: Brian De Palma e Noomi Rapace. Lei è supergentile e carina, lui non risponde alle domande e si annoia. Il film è bruttino, si poteva evitare (De Palma fa parte con Malick e Kitano del clan dei registi bolliti)

    A domani, con il toto Leone d’Oro

    Marta Perego