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  • Venezia 69: inseguendo Zac Efron

  • BY Grazia.it
  • Ebbene sì, lo ammetto, alla fine al cocktail di «The Iceman» non mi hanno fatta entrare. Una volta che avrei davvero voluto incontrare una star… Winona! Vabbe’, come si dice: voltiamo pagina. Sorriso triste, ma la vita continua… ricapiterà.

    Oggi tutte le mie energie sono state riversate verso un unico obiettivo: Zac Efron. ll ragazzo più famoso d’America. L’attore venticinquenne che vuole sdoganarsi dal ruolo di teen idol e venire riconosciuto come “attore vero” (quella che in gergo si si chiama “sindrome Di Caprio o Scamarcio”, come volete).

    È approdato qui a Venezia come protagonista di «At Any Price» pellicola firmata dal regista iraniano (ma negli Stati Uniti da tanti anni) Rahmin Bahrani. Io il film non l’ho visto, ma gente di cui mi fido molto mi dice che Efron non è male, fa forse un po’ troppe pose alla James Dean, però pare che se la cavi bene. Premetto che io non ho nulla contro di lui, a parte che per i giornalisti italiani è inarrivabile manco fosse James Dean davvero, però confesso di rimanere un po’ turbata quando vedo certe scene. Ragazzine che urlano, piangono, si strappano capelli. Appostate al red carpet dalle 7 di mattina. A un certo punto è arrivata persino un’ambulanza. «Ma cosa vi piace di lui?», chiedo. «Che è bello, è tutto, uuuuuhhh»

    In conferenza rivela  «Io sto cercando di cambiare strada, mettermi in discussione. una vita solo per i soldi non mi interessa”, ma vedendo tutti quei flash, telefonini, foto da autografare, ho l’idea che la strada sarà lunga. «Non me l’ha fatto l’autografo, però mi ha toccato una spalla», mi dice una di loro, sorridente con un cappellino azzurro. Mi fanno molta tenerezza queste ragazzine, che non sanno ancora che quella di Zac Efron che non fa l’autografo sarà solo la prima croce amorosa (e forse la meno dolorosa) che gli toccherà portare.

    Comunque, tornando a me. Dopo aver inseguito Zac all’imbarcadero del Casinò, dove ci sono le conferenze stampa, mi fiondo nello spazio dove si fanno le interviste. Giro, mi rigiro, bevo un the alla pesca, un caffè freddo e un succo alla mela. Alla fine lo fanno uscire dalle gabbie. Mi armo di coraggio e microfono e lo raggiungo.

    «Zac, una domanda!»
    «We are very in rush, I’m sorry» (- siamo molto in ritardo dobbiamo correre – dicono le agenti americane, cattivissime)

    Lui si gira e mi fa un regalo:  guarda in camera e mi dice «Hi guys, I’m happy to be in Venice!». Magari non è tanto, ma è una bella chiusura. E le belle chiusure valgono ben 3 ore di attesa. Ciao ragazze, Zac Efron è contento di essere a Venezia.

    P.S: aggiungo una piccola postilla. Oggi ho visto un film che vorrei che vi segnaste, se potete; si chiama «Wadjda» ed è la prima pellicola girata da una donna regista in Arabia Saudita, che si chiama Haifaa Al Mansou. Una commedia intima che racconta l’essere donna in un paese che ti obbliga ad uscire coperta dalla  testa ai piedi e a non parlare a voce troppo alta perchè gli uomini potrebbero sentire ed eccitarsi. Ti insegna, e ti fa pensare.

    Marta Perego