L’amore ai tempi dell’Islam

Il fatto che lui sia musulmano la protegge dagli aspetti peggiori di questo genere di storie. Niente inganni, menzogne, ritagli di tempo sgraffignati qui o là, nessuna vischiosa clandestinità: lui divide la sua settimana in due parti e a lei ne spetta una. Semplice.
E poi non si sente in colpa, lui. Poligamo col beneplacito dei cieli, non prova il bisogno – esplicito o inconscio che sia, cosa importa – di pentirsi della sua voglia di mangiarsela e di esserne divorato, di tutto quell’abbracciarsi e giocare, di quel sottilissimo filo un po’ perverso che scorre attorno all’urgenza di finire tra le lenzuola e nei sogni che ti si agitano dentro quando ne sei fuori e ti mancano, quelle lenzuola, e a dormirci dentro da sola ti ghiacciano.
Non c’è bisogno che faccia penitenza, lui, e quindi non la fa fare neanche a lei. Non quella, almeno.
E risparmiarsene almeno una, di penitenze, è già qualcosa.

Il suo problema è l’eccesso di luce, piuttosto.
La vividezza spietata con cui le appaiono le dinamiche di ciò che accade è il costo dell’essere protetta – liberata, per meglio dire – dalle brutture della clandestinità.
Lei sa quando lui è a letto con l’altra che, a sua volta, sa che lunedì-martedì-mercoledì è il letto di lei ad accoglierlo.
Entrambe sanno che lui è un po’ nei guai con le camicie da stirare ed entrambe, pare, colgono con inevitabile malizia la valenza simbolica dell’incertezza domestica in cui lo vedono navigare.
Entrambe usano il telefono con una certa discrezione quando lui è dall’altra, o almeno ci provano, ché la stabilità emotiva è un auspicabile obiettivo, in queste situazioni, e nulla più.
Entrambe possono monitorare, attraverso di lui, lo stato d’animo dell’altra e registrarne le variazioni.
Abbastanza prevedibilmente, la moglie di lungo corso è forse più incazzata che addolorata mentre a lei, la nuova, non farebbe male incazzarsi un po’ di più per attutire qualche dolore. Negli amori freschi, la rabbia fa fatica ad attecchire.
Entrambe giurano – e spergiurano – di accettare con serenità e convinzione l’esistenza dell’altra ed entrambe cercano di non finire dallo psichiatra nel corso dell’impresa. Non dallo stesso psichiatra, almeno.

Può succedere che lui si sbagli e porti l’odore dell’una nel letto dell’altra. Lei sa che ha un odore un po’ fumoso, l’altra, come con una punta di selvatico. Un odore ombroso, acre, spigoloso – non pungente, solo spigoloso – e senza nulla di dolce. Non le piace. Suppone che sia normale che non le piaccia.
E, mentre lui si barcamena per amare tutte ed esserne amato e vivere felice, contento e pieno di ottime intenzioni realizzate, lei percepisce con imbarazzo l’ovattata corrente di competitiva ostilità tra femmine che invade come una nebbia la speranzosa glasnost erotico-sentimentale dell’affaticato sultano.
La avverte anche dentro di sé, con un certo senso di mortificazione: non può, per cultura e formazione, ignorare la dimensione fortemente antiestetica delle guerre tra gatte e poi sospetta di essere anche poco adatta ai veleni da harem. Stordita com’è, sarebbe capace di bersi pure quelli preparati da lei stessa. Si osserva con un certo disagio, quindi, e ultimamente si domanda se finirà con ricordarsela con imbarazzo, questa storia, e poi decide di pensare ad altro. Con tutte le sue forze.

Più di tutto, ciò che le è difficile fare propria è la scoperta del fatto che la poligamia – eppure lo dice la parola stessa – è fatta per preservare l’esistente, non per romperlo.
L’adulterio rompe.
La separazione è fatta apposta per rompere.
La poligamia conserva, lei lo sta sperimentando in presa diretta.

E’ sicura che quei due si sarebbero già ampiamente lasciati, se non fosse arrivata lei.
Lo stavano facendo. Fosse arrivata un mese dopo (ma dove hai il tempismo, di’?) avrebbe trovato tutto in ordine e un uomo affranto da consolare, anziché il compiaciuto Saladino che, lieto di essersi di colpo trasferito in un mondo di affollate lenzuola, dimagrisce e ringiovanisce e si fa sempre più bello quando il suo copione di scena – di lui, accidenti; di lui, non di lei – prevedeva che passasse una primavera di incubo e divorzio e lutto da smaltire, altro che starsene a ronfare sotto un piumone non suo, con quel pacifico russare leggero che fa da colonna sonora a lei che non dorme e scrive, con la tastiera illuminata dalla sola luce dello schermo e la paura di svegliarlo, ché non è bello svegliare un uomo che riposa.

Si interrompe qui, questo post. Ché tanto scrivere, capire e cercare di buttare su una pagina – da sola – questo nodo che porta fisso nel petto da giorni e giorni – da mezza settimana? – non serve a niente, è una battaglia sciocca. Meglio riportarlo a letto, questo senso di soffocamento pesto ed esausto, smettere di combatterlo e consegnarlo al ritmo del respiro di lui che dorme. “Fidati di me”. “Sì. Sì, ok, mi fido di te. Va bene.” E si scioglie, passa. Passa solo così, lasciandolo scorrere. Spegnendo tutto e tornando a letto, facendo piano.

commenti

ci sono 10 commenti
  1. Laura C.

    In redazione T. mi dice che suo suocero di mogli ne ha avute cinque. Queste si sono sinceramente odiate per anni. Sono invece state sinceramente vicine nei momenti di malattia e nei lutti.
    Forse, la poligamia aiuta anche a mettere in chiaro quali sono le priorità nella vita e cosa invece è trascurabile.

  2. mafe

    Lia, hai letto “Viaggio alla fine del millennio” di Yehoshua? L’incipit riporta il punto di vista maschile sulla stessa situazione, consigliatissimo.

  3. Laura C.

    “La donna orientale è una macchina e niente più: non trova nessuna differenza tra un uomo e un altro uomo. Fumare, andare in bagno, dipingersi le palpebre e bere un caffè, è questo il cerchio di preoccupazioni dove gira la sua vita.”
    Questo è il ritratto della donna musulmana scritto da Gustave Flaubert.
    Ma è anche lo stesso tizio che con la M. Bovary ci ha propinato l’idea che leggere porti alla morte per le donne.

  4. serena

    dovrà venirmi in mente qualcosa di più intelligente di ‘io sono poligama e condivisbile’, prima o poi. ciao lia.

  5. pm10

    1 ho come l’idea che flaubert NCUCDD ;)
    2 preferirei una seconda moglie a essere tradita,
    non so come mi e’ venuto questo pensiero e forse ci devo pensare, ma forse non e’ cosi male come sembra.

  6. crilomb

    Per Laura C.: rileggi Flaubert, credo che tu ne abbia bisogno.
    Per il resto: ci sono centinaia di uomini da Cantù a Canicattì, che portano nel talamo nuziale il profumo di un’altra donna. E ci sono decine di mogli, da Cantù a Canicattì, che lo sopportavano, che lo tollerano. E decine di “altre” da Cantù a Canicattì che continuano ad aspettare. Ci sono decine di bigami nel nostro Paese. Nati in Italia, vissuti in Italia, cresciuti da mamme, zie, sorelle, maestre italiane.

  7. mariastella

    Sono la seconda (credo) moglie di un uomo poligamo.
    Un’affermazione paradossale che sconvolgerebbe chi mi conosce e ha seguito oltre un ventennio del mio femminismo.
    Eppure è avvenuto, con altrettanto mio sconvolgimento ma è avvenuto. Non è la storia di un adulterio la mia, lui musulmano italiano ha comunicato alla moglie la sua decisione di sposarmi islamicamente e lo ha fatto, pubblicamente, nello sconcerto delle altre donne musulmane che temono il diffondersi di tale pratica e nell’approvazione (e malcelata invidia)dei maschi della comunità.
    Divide il suo tempo come può (la giustizia è lontana, ci sono figli piccoli dall’altra parte) e combatte con inarrivabile tenerezza le nostre gelosie.
    Se va dall’altra sempre un pò prima di quando dovrebbe ma torna sempre un pò prima di quando stabilito e ognuna (credo, io almeno) ci sentiamo curate e gratificate.
    Ci sono miliardi di uomini al mondo potrete dire, cosa ti/vi fa accettare una situazione del genere. Una sola risposta: vogliamo lui e non altro.

  8. pm10

    essere seconda moglie ti fa sapere di non essere l’unica, ma nn credo che alla fine sarebbe, per me una soluzione.
    chiedo quello che do.
    io do esclusivita’
    e’ il minimo richiedere altrettanto.

    altrimenti e’ meglio non giocare.
    e’ piu’ onesto.
    e chi ti inganna li lo fa anche e sempre altrove.

  9. mafe

    pm10, e se un giorno scopri di essere innamorata di due uomini e non dai più esclusività? Tutto quello che possiamo dire in onestà è “finora ho dato esclusività”…

  10. pm10

    ok. up to now.
    e’ che trovo cosi difficile trovarne uno da amare, che statisticamente trovarne due e’ parecchio impossibile :)
    ma non togliamoci questa possibilita’.

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