Rullo di tamburi.
TAM-TAM-TAM-TAM-TAM-TAM-TAM
Sale sul podio e ritira il primo premio come seno più Beautiful del mondo la Boldissima Jessica Simpson, mentre si aggiudicano l’argento e il bronzo l’ex top model Tyra Banks e l’attrice Scarlet Johansson. Il pubblico femminile applaude e gonfia il petto, orgoglioso di appartenere alla meravigliosa razza tettadotata; quello maschile ha il sorriso “ingellato” e non distoglie lo sguardo, in evidente stato si choc.
A balconcino, a coppa piena, push up, a triangolo, preformato, minimizer, con e senza ferretto, invisibile: esistono reggiseni per tutti i gusti, le dimensioni e gli obiettivi, l’importante è che la “roba” stia su e che appaia quanto più tonda e turgida possibile. Se lo sapessero gli antichi si rivolterebbero nelle rispettive toghe virilis! Già, perché gli avi romani non apprezzavano i seni abbondanti e, come diretta conseguenza, le donne facevano l’impossibile per mimetizzare il proprio décolleté: il mammillare e il cestus, per esempio, – rispettivamente fascia e corpetto di cuoio – comprimevano il comprimibile, e avevano il mesto scopo di limitare la crescita del “davanzale”… il parametro di bellezza era la seconda scarsa di Venere, non la quinta e rotti di Giunone, insomma.
Per fortuna i tempi cambiano e – alle volte – gli uomini maturano.
Che il lato A sia un vanto, donne: andate e moltiplicatelo, che sia questo il nuovo editto; e guai a coloro che oseranno balbettare il contrario! Leggi il resto…

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Scritto da Giustina
il 25/11/2008

Insieme alla riccia, alla bionda, alla rossa e alla brunetta, in un ipotetico pentacolo divinatorio – che trae saggezza da proverbi demodé e detti stradetti e maledetti – a cui ogni vertice corrisponde uno stereotipo femminile, manca ancora una punta: il maschiaccio (per stringare il discorso, di qui in poi IM)…
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Scritto da Giustina
il 04/12/2007

Abbasso i nomignoli, i diminutivi, i vezzeggiativi e tutte le alterazioni grammaticali capaci di disintegrare la dignità umana e di trasformare un bacio in un baciottone o l’amore in un amoruccio. Ma, ancor meno riesco a immaginare per quale perverso motivo le brune debbano trasformarsi in brunette. Se l’italiano non è opinione, La Brunetta – LB per velocizzare lo sproloquio – dovrebbe essere una ragazza bassa e scura di capelli, giusto? Leggi il resto…

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Scritto da Giustina
il 03/12/2007

Tengo a specificare che in questo post vivisezionerò il ritratto convenzionale della vera Bionda (ché a farsi una tinta son brave tutte), ripercorrendo la mia personale esperienza di vita e interazione col mistico mondo dorato. Esatto: mistico e celestiale, non esagero. Avrete sicuramente fatto caso che gli angeli sono tutti biondi; a parte il Michael di John Travolta che infatti beveva, era grasso e faceva le puzze. È un fatto. C’è poco da arrampicarsi sugli specchi: dalle favole alla tv, dal cinema alla leggenda, dal passato al futuro, per antonomasia, i biondi sono tutti buoni. E belli.
Ma i biondi non sono le bionde! Cambiando l’articolo, l’immaginario collettivo si trasfigura, surclassando la mera bontà… Leggi il resto…

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Scritto da Giustina
il 30/11/2007

Lo stereotipo femminile che voglio scomporre in questo gioco delle etichette affibbiate alla carlona è la Donna Rossa alla quale, d’anticipo, porgo la mia più sincera solidarietà. La Rossa – che, per comodità, d’ora in avanti definirò LR – è vittima di luoghi comuni, false ovvietà e preconcetti oltre ogni limite. Assolutamente fuori controllo. La prima leggenda metropolitana da sfatare è fra tutte la più sconcertante e contraddittoria poiché ritrae LR come una passionale e vorace femme fatale. L’identikit calza a pennello se ci si riallaccia al dipinto della lussureggiante Rita Haworth nei panni della focosa Gilda oppure alla stagione cremisi di Nicole Kidman o, ancora, alla sempreverde seppur vermiglia Jessica Rabbit ma, frana rovinosamente se lo si estende all’universo delle rosse: definire concupiscenti Sara Ferguson o Rita Pavone mi sembra un tantino azzardato. In questi casi, direi esemplari, l’appellativo riservato è un filo meno sexy rispetto a quelli prenotati dalle valchirie dedite alla sessomania più sfrenata: pel di carota. Che ingiustizia è questa? Se il colore dei capelli detta legge, che l’editto sia paritario per tutte e, invece, niente: la legislatura proprio non ce la fa a rispettare le uguaglianze. Ma vi dirò di più: c’è addirittura una bizzarra convinzione popolare per cui LR avrebbe un sapore particolarmente dolce, ma non credo che la cosa sia degna di essere ulteriormente approfondita ché tanto di scempiaggini da sciorinare ce ne sono pure troppe… Leggi il resto…

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Scritto da Giustina
il 29/11/2007

Stereotipato non è un bell’aggettivo. Tutti ci illudiamo di essere originali: sentirsi accusati di essere uno qualsiasi pescato a casaccio nel mucchio addomesticato non è il massimo. Ma essere diversi è una grana: si è additati come megalomani, eccentrici, pazzi, grotteschi, eccessivi. Meglio indossare lo stesso colore degli altri che essere un colore. Se questa cosa è di per sé difficile per l’essere umano – una pianta o una pietra uguale solo a se stessa è una rarità, non un’avaria – nel mondo femminile, le circostanze si complicano.
Nell’universo delle donne non è solo l’abito a fare il monaco, ma anche il capello
L’etichetta ce l’abbiamo appiccicata sulla testa.
Nel corso di questa settimana proverò ad anatomizzare le categorie femminili in base alle chiome. Facendo parte dell’ordine delle ricce comicerò da loro, anzi, da noi…
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Scritto da Giustina
il 28/11/2007