Le rane, pensa te

rane

Per parlare dei Baustelle partirò da Luciano Ligabue.

Io Ligabue l’ho amato quando ero piccolo e l’ho detestato quando sono diventato grande, uguale uguale ai pantaloni corti e ai sandali e ai panini con la maionese e all’improvviso arrivano i cantautori che sanno usare meglio le parole e i Nirvana che sanno usare meglio le chitarre, e allora un adolescente può legittimamente domandarsi: Cosa me ne faccio di Ligabue? E serenamente rispondersi: Beh, non molto.

Cosa me ne faccio dei Baustelle? Ancora meno. Non li conosco troppo, i Baustelle. Ho amici che picchierebbero il cantante e amiche che gli leccherebbero le ferite, e funziona anche a sessi invertiti, e funziona pure con la cantante, a sessi invertiti, però le donne non si picchiano neanche con un girasole (in questa storia c’entrano i girasoli).

C’è gente che inverte il sesso, in Toscana. In Toscana, soprattutto a Firenze, ci sono un sacco di studentesse d’arte di Minneapolis che non tengono la birra e non sanno camminare sui tacchi, ma questa la raccontiamo un’altra volta (appena capiremo perché certe ragazze non sono capaci di parlare a bassa voce).

I mistici dell’Occidente, il nuovo disco dei Baustelle, è piaciuto molto a tanti, e a tanti altri è servito per prendere in giro quelli a cui è piaciuto molto, e poi quelli hanno detto che questi non capiscono un cazzo, e via così: se n’è parlato, come si dice. Il che sarebbe un ottimo motivo per non parlarne, ma poi ieri notte ho visto la nuova puntata di Pronti al Peggio in cui Alessio Bertallot dice che gli piacciono i Baustelle, e insomma, lo squalo ha saltato.

Io e i miei amici immaginari vogliamo molto bene ad Alessio Bertallot perché B-Side su Radio Deejay erano un’ottima alternativa alla musica classica di Radio 3 quando tornavamo a casa senza dischi, e poi una volta Bertallot ha fatto suonare Dj Gruff insieme ad Alessio Manna dei Casino Royale e Babbo Natale al cajon e Cato col chitarrino in levare e una ricciolina con le cuffie a muovere la testa, ed è principalmente per questo che vogliamo molto bene ad Alessio Bertallot.

Per parlare dei Baustelle proseguirò con Guglielmo Pescatore. La prima volta che vedi il professor Pescatore sei sicuro di avere di fronte il professor Luciano De Crescenzo, e invece il prode William Fisherman insegna semiotica del cinema al Dams di Bologna. Tra le perversioni del prof. Pescatore, due di quelle nominabili sono Un mercoledì da leoni (il film) e Certe Notti (la canzone di Ligabue).

“Quando alla festa a casa del fighetto succede che rovesciano la birra e aprono la pompa dell’acqua e allagano tutto: quello è il momento in cui il fuori (il mare) entra dentro al dentro (la casa). Che poi la casa è il cuore, che ve lo dico a fare”. Fa dei discorsi così, Guglielmo Pescatore. Poi dice che Certe Notti è una canzone geniale, perché certe notti le abbiamo avute tutti, e non c’è bisogno di essere di Correggio per capire che cosa sono certe notti, non serve essere andati al Bar Mario né serve sapere chi è Neil Young: certe notti è capitato a tutti di non voler smettere, smettere mai. “Quando uno, parlando dei fatti suoi, riesce a farti pensare ai fatti tuoi, secondo me è un genio”. Guglielmo Pescatore, che tipo.

Per parlare dei Baustelle finiremo tra i girasoli.

C’è un pezzo nel disco, si intitola Le rane: trattandosi dei Baustelle uno pensa che si parli come minimo di Aristofane, e invece sono proprio gli anfibi che i crudeli fratelli Bianconi andavano a pescare in uno stagno usato per l’irrigazione, con gli ami e la torcia, le lucciole i sandali i pirati i girasoli, via dalle case popolari: tutti fatti loro. Eppure. Il fratello piccolo è il cantante dei Baustelle, e ha scritto una canzone per chiedere al fratello grande: “Che fine hai fatto? Ti sei sistemato? Che prezzo hai pagato? Che effetto ti fa? Vivi ancora in provincia? Ci pensi ogni tanto alle rane?”. Su internet gira già il fotosciòp perculante con la faccia di Bianconi tutta seria e la didascalia Ci pensi ogni tanto alle rane?, ma con i mattacchioni di internet non c’è molta gara.

Volevo solo dire che ogni tanto penso alle rane. Il resto del disco non mi piace, non è proprio la mia roba, però secondo me ogni tanto alle rane ci pensiamo tutti, molto più che a certe notti.

commenti

ci sono 8 commenti
  1. minna

    Comunque io preferisco i Carracci al Correggio.
    Forse perché mi sembra di capirci qualcosa.
    Ci sono i fagioli per esempio.

  2. il_many

    La devi smettere di fare il giovane (cit.)

  3. daniela_elle

    o il supergiovane?

  4. fedefank

    pare che l’opinione pubblica m’imponga di ascoltare una canzone dei baustelle.

  5. maldivian

    per inciso, chissà se è un caso, anche il liga ha scritto un pezzo sulle rane…

  6. lascintilla

    A qualcuno le rane piacciono fritte…

  7. sunflower1sm

    Trovo i Baustelle tecnicamente molto bravi anche se le loro sonorità non sono proprio nelle mie corte …

Scrivi un commento



Abbonati

52 numeri a solo 27,90 €

1 anno con il 70% di sconto se ti abboni o regali un abbonamento sul nostro sito

ARCHIVIO | CREDITS | CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE | PRIVACY | SCRIVICI | GRUPPO MONDADORI | PUBBLICITÀ | ABBONAMENTI

SITI MONDADORI


2011 ARNOLDO MONDADORI EDITORE S.P.A.
P.IVA 08386600152